Bnl, perché i sindacati contestano la cessione alla francese Capgemini della parte It

Di seguito il nuovo articolo di Startmag sulla vertenza Bnl con le dichiarazioni del Segretario di Unisin Tommaso Vigliotti

 

Che cosa sta succedendo nella banca del gruppo francese Bnp Paribas dopo la decisione della Bnl di cedere la parte It a Capgemini

 

Continuano le tensioni nella Bnl. I sindacati ora mettono nel mirino la scelta dei vertici della banca controllata dal gruppo francese Bnl Paribas di affidare un’altra parte dell’istituto a una realtà francese, come è avvenuto con Axepta.

Lo scorso 7 dicembre si è tenuto un incontro nell’ambito dell’operazione di cessione di ramo dei colleghi dell’IT, come anticipato da Startmag e poi di fatto annunciato dai vertici della banca in un’intervista dell’amministratore delegato Elena Goitini al Corriere della Sera.

Alla seduta ha partecipato la cedente, BNL, e Capgemini. Per la precisione, la cessionaria sarà una srl di proprietà al 100% di Capgemini, da poco costituita e ad oggi priva di attività e lavoratori: “Confermiamo ancora una volta la nostra assoluta contrarietà a questa operazione, come a qualsiasi cessione di ramo d’azienda”, mettono per iscritto i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Fabi e Unisin.

“Riteniamo che la scelta di Bnl sia profondamente sbagliata: la banca ha i conti a posto e ha conseguito nell’ultimo periodo risultati assolutamente positivi, come la propaganda del management ha nel tempo ampiamente divulgato attraverso i noti organi di stampa – si legge nel comunicato dei sindacati – Abbandonare, perché di questo si tratta, tante lavoratrici e tanti lavoratori col solo scopo di “efficientare” risponde ad una visione manageriale profondamente irrispettosa e insensibile: a prescindere da come questa storia finirà, riteniamo che il solo fatto di averci provato rappresenterà una vera e propria onta per BNL. E non solo: costituirà una cupa prospettiva che rischia di aprirsi per l’intero settore”.

I sindacati poi entrano nel merito della scelta della banca: “L’operazione, come le altre presentateci in questa odiosa parentesi, sono discutibili sotto il profilo economico, ma anche e soprattutto sotto quello etico e morale. Vincolare le clausole di rientro alla commessa tra BNL e Capgemini, poi, significherebbe di fatto delegare il destino delle nostre colleghe e dei nostri colleghi al rapporto, economico e di mercato, tra le due aziende: questo è per il Sindacato semplicemente inaccettabile”.

La francese Capgemini ha grande interesse ad acquisire il ramo: da tempo investe sul core banking e questa operazione potrebbe consolidare questo percorso: Capgemini ha già sviluppato degli asset nel settore bancario.

Multinazionale francese con 16 miliardi di fatturato nel 2020 (crescita 6% in 5 anni), il 25% derivante da servizi finanziari nel mondo e il 30% in Italia. 270000 dipendenti in totale, nasce negli anni ’60 e ha già portato a termine operazioni simili. Molto della crescita aziendale è dovuta alle acquisizioni. Ln Italia ha 8000 dipendenti, con quartier generale a Roma (2600 dipendenti).

L’azienda che acquisirà nello specifico i lavoratori, Capgemini Finance Service Tech, sarà interamente controllata da Capgemini, iscritta in ABI e governata da governance interamente italiana.

Al tavolo dell’incontro con il top management della banca, i sindacati fatto notare come si sia in presenza di una SRL già costituita e non tecnicamente di una “newco”. È emerso, infatti, che la società che dovrebbe acquisire i lavoratori e le attività di core banking è appunto una srl costituita a giugno scorso, senza dipendenti e che al momento non svolge alcuna attività. La partnership tra Bnl e la cessionaria sarà di 10 anni.

La banca vorrebbe trovare una intesa con i Sindacati su condizioni e tutele come mantenimento del CCNL credito a tempo indeterminato e della contrattazione di secondo livello fino alla scadenza dei vari accordi vigenti. In caso di tensioni occupazionali si prevederebbe il rientro in Bnl per la durata del contratto di partnership.

Nelle scorse settimane, le assemblee dei lavoratori hanno appoggiato in pieno la linea dei sindacati di contrapposizione ai progetti della banca che, va ricordato, impatta anche sulla chiusura delle filiali (ben 135 su circa 700), demansionamenti, mobilità, destinazione di ingenti risorse nel continuo rifacimento del look delle agenzie, problemi di organici e di pressioni commerciali.

Commenta con Startmag Tommaso Vigliotti, segretario nazionale di Unisin e segretario responsabile per il fruppo Bnl: “Tutto il piano industriale della Bnl e la riorganizzazione in atto, non convincono il Sindacato, che vi si oppone nelle piazze e ai tavoli da mesi”.

In particolare, sulla operazione di cessione del core banking, Vigliotti afferma che “le misure cui pensano le due società, Bnl e Capgemini, a ben vedere non sono altro che la mera applicazione della disciplina di legge per quanto riguarda la conservazione della contrattazione nazionale e aziendale ed i vari istituti di welfare”.

Sulle cosiddette tutele, Vigliotti ritiene che “legarle alla commessa è un aggravamento del rischio più che una soluzione: da alle aziende assoluta discrezionalità di scelta sulla durata e priva i lavoratori della tutela del rientro proprio quando, ad appalto terminato, ce ne sarebbe più bisogno perché la stabilità del lavoro potrebbe andare in crisi”.

In sostanza, secondo il Segretario Nazionale di UNISIN, “nessuna rassicurazione può mettere del tutto al sicuro i lavoratori: i contesti possono cambiare, così come le strategie commerciali. Una società piccola, come quella che acquisirebbe il ramo, di circa 250 dipendenti a cessione avvenuta, seppur controllata da una azienda di dimensioni rilevanti, potrebbe essere in futuro dismessa o venduta o incorporata e tutto questo potrebbe mettere a rischio il contratto oltre che l’occupazione”.

Vigliotti ricorda che sul tavolo “ci sono tante questioni contro le quali il sindacato è in mobilitazione da mesi e che sono tutte ricomprese nella riorganizzazione e nel piano industriale, quindi anche le cessioni del back office che saranno la prossima tappa da affrontare: una soluzione che eviti il conflitto permanente deve essere necessariamente una soluzione complessiva che, come il sindacato propone da mesi, salvaguardi non solo l’occupazione e il mantenimento del contratto, ma anche l’integrità del perimetro del Gruppo, le professionalità, la sostenibilità in termini di mobilità sia geografica che funzionale, l’investimento in formazione e riqualificazione professionale, altrimenti non si potrà che continuare la lotta sindacale ed il sindacato è agguerrito e sosterrà i lavoratori anche in un contenzioso che, in assenza di soluzioni condivise, sarà inevitabile”.

Leggi l’articolo di Fernando Soto su startmag.it