BNL, UNA ROTTURA SCONTATA

Le soluzioni innovative di Bnl? La rinuncia del lavoratore all’inalienabile diritto a fare causa!

“La rottura delle trattative tra Bnl e Sindacato è la logica conclusione della sorda arroganza con cui questa azienda si è presentata ad ogni incontro e che si evince in modo chiaro dalla comunicazione di chiusura in risposta alle istanze sindacali. Questa Bnl considera i lavoratori oggetto di scambio.

Una clausola di rientro della durata di 20 anni applicabile solo in casi eccezionali e
realisticamente difficilmente realizzabili, e soprattutto subordinata all’inaccettabile condizione della rinuncia da parte dei lavori oggetto di cessione al diritto di ricorrere in giudizio e tutelare i propri interessi. Ciò significherebbe un accordo contra legem che il sindacato non firmerà mai.

Questo è un inaccettabile attacco al diritto ed alla dignità del lavoro oltre che al buon senso e all’intelligenza dei lavoratori e del Sindacato.

La gravità di questa pretesa da parte della Bnl risulta ancor più evidente di fronte al rischio di illegittimità dell’intera operazione.

È evidente che l’intenzione dell’azienda è solo quella di liberarsi di 900 lavoratori: infatti hanno ripetutamente rifiutato di confrontarsi su soluzioni complessive”.

Lo dichiarano le Segreterie Nazionali di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin in riferimento alla chiusura della procedura di cessione di ramo d’azienda del Banking Service Platform (IT) che riguarda 270 lavoratori.

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